Città e verde: alla ricerca di nuovi modelli tra storia, utopie, urgenze e nuovi antagonismi.

autore: AndOld

TOPICS: CITTÀ ED ENERGIA, CONFINE, ECOSISTEMI URBANI E MOBILITÀA

L’architettura nasce da un’operazione di riduzione della natura a cultura che ha comportato un antagonismo tra forme urbane ed elementi naturali. Nella formazione degli insediamenti la topografia è stata rimodellata, i corsi d'acqua artificializzati, i materiali vegetali riorganizzati. Ben presto il rapporto tra città e verde ha iniziato ad innescare conflitti. La propensione per una forma minerale ha ridotto la componente vegetale a complemento di un disegno tendenzialmente artificiale. Occupato il suolo si cercò di portare il verde in alto, così i giardini pensili di Babilonia divennero mitici. Qui l'azzeramento della componente naturale comportò la necessità di conquistare la dimensione verticale tramite la sua estremizzazione.
Nella storia della città si susseguono numerosi modelli che tendono a superare questo confine e definire un’ipotesi inclusiva per l'elemento vegetale, ma è solo con Le Corbusier che appare una carica utopica rivoluzionaria, capace di introdurre una precisa teoria del rapporto tra verticalità e orizzontalità nella concezione del verde urbano. Già con gli "Immeubles-Villas" appare l’ipotesi di verde verticale, ottenuto tramite una successione di giardini pensili ma, nello stesso periodo si fa strada l'ipotesi del verde orizzontale continuo come substrato naturale di una città destinata a crescere in altezza. La visione si tramuterà nel progetto della ‘Ville Radieuse" e prenderà corpo nelle "Unités d'Habitation", modello insediativo che aspirava ad essere universale e diffuso. Tale excursus ha armato l’esperienza dei CIAM e ha contribuito a tracciare l’identità dei paesaggi urbani oggi entrati in crisi, anche per l’intensificarsi di una crisi ecologica globale.
Così, con il passaggio di secolo questo rapporto torna a essere fondamentale, soprattutto rispetto al tentativo di ricostruire ecosistemi urbani efficienti. Ciò porta alla rinascita dell'utopia, tra esperienze paradossali e nuovi modelli che hanno rimesso in gioco la coppia orizzontale/verticale in rapporto al verde. In questo senso si possono citare le ipotesi del "Vertical ForestING" e dello "Urban Forestry" dello studio Stefano Boeri Architetti, presunti nuovi modelli universali e diffusi.
Ciò nondimeno, se l'utopia modernista tendeva a rinnovare l'architettura e la città alla sua radice, la ricerca più recente persegue una volontà debole, indirizzata a sanare piuttosto che riformare la città. Le sfide del nostro tempo impongono invece di riconsiderare il verde come componente generativa di una nuova identità metropolitana. Non è, infatti, possibile aggiornare la città senza mutarne i modelli, a partire da quello della mobilità, e occorre recuperare il valore dell'utopia come determinante nell'offrire visioni almeno parzialmente attuabili. Il contributo partirà da un excursus teorico-critico e offrirà una visione programmatica per il superamento delle condizioni critiche degli insediamenti a partire dalla ridiscussione della coppia minerale/vegetale.

Parole chiave: Urban Design, Climate Change, Urban Green

Johann Bernhard Fischer von Erlach (1656 -1723), "Spectacula Babylonica", Incisione.