Paesaggi minimi: tra cultura dei luoghi, riconciliazione ecologica e architetture contemporanee

autore: Ferlinghetti Renato

TOPICS: REUSE, URBAN ECOSYSTEMS AND MOBILITY

Negli ultimi cinquant’anni le aree urbane sono state investite da intensissime trasformazioni funzionali e territoriali che hanno generato inedite figure urbane, imposto nuovi modelli interpretativi e, nel contempo, stimolato la ricerca di paradigmi di sviluppo e di buone pratiche che sappiano conciliare la conservazione della biodiversità e dei valori paesistico-ambientali, la salvaguardia della salute e la qualità della vita dei cittadini con le multiformi esigenze della città contemporanea. L’aumento della complessità e dell’estensione dei tessuti urbani ha richiamato l’attenzione ai contesti marginali, alle ‘microstrutture’ paesaggistiche ed ecologiche (Gilbert, 1989), fino alle più umili presenze della Giungla sull’asfalto (Fazio, 2008). Il contributo, sulla scorta di una serie di analisi empiriche svolte dal Centro Studi sul Territorio ‘Lelio Pagani’’ dell’Università di Bergamo, vuole sottolineare analogie e differenze tra il terzo paesaggio (Clément, 2002) e il concetto di paesaggio minimo (Ferlinghetti, 2010), Con quest’ultima locuzione ci si riferisce a tessere territoriali costituite da superficie esigue, frutto della trasformazione umana, inserite in contesti a elevata antropizzazione e caratterizzate da originalità, specificità geografica, valore storico-paesaggistico e identitario, habitat di biocenosi di pregio naturalistico poco diffuse nelle aree contermini. I paesaggi minimi mutano in funzione del contesto territoriale e possono essere costituiti da selciati e percorsi dolci, siepi multispecifiche, margini e opere di governo del reticolo idrografico artificiale, chiusure di broli e giardini, terrazzamenti, manufatti tradizionali disseminati nel paesaggio e altro ancora. Carattere distintivo dei paesaggi minimi è l’essere frutto della trasformazione umana e quindi di non costituire elemento della matrice originaria del luogo, ma di rappresentare il risultato della sua reificazione antropica in stretto collegamento con il contesto tradizionale, dotato cioè di particolari caratteri, per le tecniche esecutive, per i materiali utilizzati che lo rendono specifico in senso geografico. Si affronterà quindi il ruolo dei paesaggi minimi quali serbatoi di biodiversità vegetale, lungo un transetto urbano – periurbano e si sottolineerà il loro valore quali elementi di salvaguardia dell’armatura storico-paesaggistica locale. Verranno inoltre analizzate alcune pratiche di gestione dei paesaggi minimi, interpretabili come esempi di reconciliation ecology (Rosenzweig, 2003) e interpretate alcune architetture internazionali e nazionali (High Line, Hirsh Hunger Memorial New York, Giardino della Pace, Sotto il Monte Giovanni XXIII) quali esempi di attualizzazione del concetto tradizionale di paesaggio minimo.

Parole chiave: Paesaggi minimi, Identità, Riconciliazione ecologica

Hirsh Hunger Memorial, New York 2002.